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  mauroD [ Ma signora, io il cane non ho mica paura che mi inculi, ho paura che mi morda. Arrivederci ]
         














































































































2 settembre 2008

My Freedom Trip

Sto ancora aspettando le foto migliori dagli altri compari di viaggio, ma capendo la voglia di Alex di vedere e leggere qualcosa incomincio il mio racconto contando di integrarlo man mano che mi arriva documentazione aggiuntiva, giorno per giorno.
Ebbene si, ce l'abbiamo fatta, 21 notti negli States, il viaggio della vita. Prima di incominciare con il racconto del viaggio in cui cercherò inutilmente di trasmettere al lettore le emozioni provate ritengo giusta una premessa: da dove è nata la passione per gli Usa? Probabilmente già da piccolo quando tutto quello che era film western, cowboy, ecc... mi affascinava. Con il passare degli anni ho incominciato ad interessarmi anche un po di attualità, politica e società americana, quasi in risposta al diffuso e cieco antiamericanismo. Così è nato anche un sentimento di amicizia nei confronti di questo popolo e la voglia di andare a visitarlo, d’altronde l'America è sempre l'America anche a chi non piace, figuriamoci a me... Il viaggio è sempre stato rinviato per motivi economici, ma quando finalmente ho iniziato a lavorare non c'erano più freni. Un ringraziamento particolare voglio farlo al Missio, un mio amico conosciuto all'università, con le stesse mie passioni (oltre che voti al diploma, alla laurea, e stessa data di nascita, e se vogliamo anche stesse iniziali di nome...) che mi ha stimolato convinto e accompagnato nell'organizzazione di questo splendido viaggio. Volevamo già farlo la scorsa estate ma io mi ero opposto perchè non avevamo molto tempo per organizzarlo bene, quindi si è deciso per l'estate successiva. Questo rinvio ha reso l'attesa lunghissima e durissima ma ci ha anche permesso di organizzarlo nei minimi dettagli, di fare un corso di inglese... e di produrre un programma di viaggio di 90 facciate, con immagini a colori, meglio della mia tesi di laurea! Abbiamo consultato guide turistiche, agenzie turistiche, i siti dei vari stati, i diari di viaggio presenti in rete, praticamente tutto quello che c'era a disposizione. Ma mano che organizzavamo il viaggio mi rendevo sempre più conto di quante cose belle avrei visto. Avevamo deciso di puntare ad ovest, per farci il west, Las Vegas e i parchi, poi vista la convenienza del volo abbiamo optato per la tratta Chicago - Los Angeles che ci ha permesso di farci quasi tutta la Route 66 più appunto i parchi, il west e Las Vegas. Gli altri due compari di viaggio sono stati il Pippo (altro amico conosciuto all'università) ed il Monta (un compaesano che ha chiesto e ottenuto di entrare a far parte del gruppo). Ma bando alle chiacchere ed iniziamo con il nostro viaggio!


GIORNO 1

Partenza sabato 2 agosto 2008. L'attesa è grandissima, come anche la paura di perdere l'aereo o qualche coincidenza tanto che pretendo di arrivare con un anticipo fantozziano all'aeroporto di Venezia mentre a quello di Madrid sembro un maratoneta ma alla fine si arriva. Io Missio e Pippo durante il viaggio in aereo avevamo una posizione svantaggiata, centrale, distante dai finestrini, ma poco prima dell'atterraggio i gesti manuali del Monta non lasciavano equivoci, spuntavano i primi grattacieli! Giunti nell'aeroporto ora la paura era quella di non aver compilato bene i moduli, che il passaporto avesse qualche problema (per tutto il mese precedente praticamente ogni giorno controllavo che non fossero passati i ladri a portarmelo via) ma alla fine dopo avergli lasciato molto volentieri le mie impronte digitali il mitico timbro è arrivato: Admitted!



Usciti l'eccitazione era grande, allora cicca e foto ricordo! A quel punto io ero soddisfatto, potevamo perderci, restare senza soldi, non trovare la macchina, qualsiasi cosa, l'importante è che eravano accolti negli States! La prima tappa era il noleggio auto alla Hertz, volevano cacciarci una Taurus ma visto che dovevamo fare circa 6000 km, visto che il Monta appassionato di macchine non avrebbe mai guidato quella macchina, visto che nel nostro programma erano anche previste strade dissestate, e soprattutto visto che noi avevamo deciso di resistere a tutto tranne che alle tentazioni, con qualche dollaro in più la scelta ricadde su un fuoristrada 4x4, 3000 di cilindrata! Consumava come uno shuttle ma la scelta poi si rivelò azzeccata! Al Monta appassionato di guida fu consegnato l'onere e l'onore di portarci nell'hotel di Chicago. Appena partiti io, organizzatissimissimo come al solito, non potevo altro che sfoggiare il mio CD dei Blues Brothers e far partire la canzone "sweet home chicago"! Quanto avevo aspettato questo momento! Il Missio, organizzatissimissimo come sempre filmava tutto, il morale generale era sopra le stelle! I primi grattacieli visti mille volte sul computer spuntavano finalmente! Qui il Monta che ci porta in centro!



Giunti all'hotel non avendo spiccioli Missio consegnava la sua prima mancia al parcheggiatore di colore del valore di 5$: il parcheggiatore reagì con un inchino accompagnato da un "denghiu" che sapeva di napoletano! Troppo simpatici sti negracci, in America anzichè trasmettermi pregiudizi o timori mi trasmettevano simpatia e sicurezza, anche questa è America!
Poi subito giretto in centro (senza macchina fotografica) e cena all'ottimo Mc Donalds, che figata... "Che figata" sarà un'espressione che poi sentirò continuamente in questo viaggio... Chicago alla fine si è dimostrata meno pericolosa di quanto pensassi, se non si gira da soli, se si resta in centro, e non si appartiene alla gang sbagliata, si hanno buone possibilità di sopravvivere anche di notte! Dopo cena abbiamo fatto tappa al mitico Buddy Guy’s Legends che distava 100 metri dal nostro hotel. E' un locale dove si suona dal vivo musica blues e jazz di propietà del grande Buddy Guy. L'atmosfera era bellissima come anche il concerto, c'era un nero che cantava e suonava da Dio, si vedeva che ce l'aveva nel sangue, ma noi eravamo troppo stanchi e allora purtroppo dopo un paio di canzoni ce ne siamo andati a letto. Come primo giorno avevamo già fatto abbastanza!

GIORNO 2

Subito colazione all'americana con mega caffè a 3000 gradi fahrenheit (la lingua mi bruciò per quasi 24 ore) e dolcetto megacalorico. Secondo me la superiorità degli americani proviene anche da quello che mangiano. Il primo giorno avevamo deciso di visitare le tappe principali, quindi subito in direzione del cartello che segna l'inizio dell'Historic Route 66, al numero 5 di Adams Street. In realtà ci abbiamo messo un po per trovarlo, neanche su google earth le indicazioni erano precise, vi conviene partire all'inizio della via e lo si trova a destra dopo 40 metri. La foto al cartello arriva con sullo sfondo la Sears Tower, il grattacielo più alto degli Stati Uniti, se non è una foto di valore questa!! Qui il Pippo ed io!



Tappa successiva era appunto la visita dello Skydeck del grattacielo. Il Pippo, fifone come al solito non salirà, peggio per lui! Dopo un breve filmatino sul grattacielo si sale a velocità supersonica con gli ascensori per arrivare al 103° piano dal quale la vista è fantastica, sembra di essere ancora in aereo.



Uscendo aprirò la porta sbagliata (quella delle scale) e partirà l'allarme attentato in uno dei luoghi più controllati degli States (all'ingresso c'era ovviamente anche il metal detector). In un secondo mi sono provato con le spalle al muro e le pistole puntate contro! Scherzo... Mi hanno perdonato subito, d'altronde io ero uno di loro! Tappa successiva era il Daley Plaza dove c'è una originale opera di Picasso ripresa anche nel film "The Blues Brothers" e poi pranzo al famoso Gino's Pizza per assaggiare la mitica Deep Dish Pizza: buonissima, è inutile, dagli americani dobbiamo imparare anche a fare la pizza... Poi tappa nella bellisssima spiaggia di Chicago, lago, sabbia e sullo sfondo grattacieli bellissimi, cosa volere di più?! Qui il Pippo e Missio.



La sera cena da Hooters, una catena americana dove a servirti ci sono delle belle, svestite e simpatiche ragazze! Vendono anche i loro calendari, posto simpatico dove abbiamo assaggiato le loro ali di pollo fritte e piccanti, valide. Serata alla "House of Blues" a sentire un concerto blues dal vivo, che bello! Il locale è di proprietà di Dan Aykroyd e c'è una targa in onore alla memoria di John Belushi. Il locale è carino peccato che un tipo ci serve proprio male, non è simpatico e ci lascia 7-8 bicchieri sporchi sul nostro tavolo per tutto il tempo: risultato? Non si becca manco un dollaro di mancia, questa è meritocrazia, questa è America!

GIORNO 3

Giornata dedicata un po al cazzeggio e allo shopping. Compro per l'equivalente di 50 euro due paia di Lewis 501 che in Italia avrei trovato ad almeno 170 euro, in America mi piace persino fare shopping! Alla Nike Town (che ho scoperto si pronuncia "naichi taun") non trovo le scarpe ne tuta che mi piacciono (le scarpe le troverò più avanti alla Reebok) ma all'uscita incappiamo per sbaglio al "Freedom Museum", gli occhi miei e del Missio cominciano a luccicare e ci fiondiamo dentro! Subito donazione di un dollaro ai veterani, acquisto della dichiarazione d'indipendenza degli Stati Uniti e giro per il museo, alla fine risulterò anch'io un Presidente Americano! Che figata... Quando mi arrivano le migliori foto le posterò, intanto accontentavevi di questa...



Alla sera avremo una delle poche e dolorose delusioni del viaggio. Io, organizzatissimo come sempre, avevo prenotato una cena formidabile (anche in onore del compleanno del Monta) al 95 esimo piano del John Hancock Center, secondo me il grattacielo più bello di Chicago, che era an che presente nel mio libro delle superiori di geometri... Cena con vista mozzafiato, lago e città illuminata di sera, purtroppo scesi dal taxi è arrivata un'improvvisa tempesta-tornado che ci completamente lavati. Il vento era fortissimo avevo persino paura di venir strappato al "riparo" che avevamo trovato. Il riparo era una tettoria di 3 metri ai piedi del grattacielo, ma la pioggia era orizzontale quindi serviva a poco. Dietro c'era un negozio tenuto volutamente chiuso dallo stronzo del gestore perchè non voleva farci entrare lavati, c'erano urla il caos, il Monta gridava "è guerra è guerra!!"... allarmi, vigili del fuoco ovunque tuoni e lampi (nel giornale il giorno dopo leggeremo che ce n'erano stati oltre 10000 in un'ora!). Alla fine ci fecero entrare ma eravamo lavati e gli altri tre compari di viaggio temevano l'aria condizionata del ristorante, io ci sarei salito lo stesso, ma forse è stato meglio così, meglio non ammalarsi subito! Peccato però, sarà per un'altra volta.

GIORNO 4

Il giorno successivo eravamo ancora più eccitati, inizia la nostra gita on the road! Direzione St Louis, Missouri attraversando tutto l'Illinois per circa 500 km! Per strada il paesaggio è sempre uguale, grandi pianure con pannocchie ovunque, ma per nulla noioso. Le macchine, i camion, le case, per noi è tutto nuovo e bello. Per strada si trovano camion che traspostano case e facciamo subito una tappa al Dixie Truck Stop (un osto per camionisti) e poi al mitico Cozy Dog Drive In dove ci ingozzano con i loro hot dog, fritti e impanati e le loro patatine fritte bruciacchiate...



Il posto comunque è molto caratteristico e compro una bottiglia di birra della Route 66, troppo bella per essere lasciata lì! Il programma prevedeva una possibile tappa alla tomba di Abraham Lincoln a Springfield, uno dei più grandi Presidenti degli Stati Uniti, io quasi quasi l'avrei dolorosamente saltata per non ritardare le altre tappe ma quando l'abbiamo trovata mi sono subito ricreduto! Cimitero dedicato ai veterani di tutte le guerre, bandiere americane dappertutto, c'era anche qualche veterano che posava fiori, bello e commovente.



Anche lì abbiamo comprato qualche souvenir e poi siamo ripartiti direzione fabbrica della Budweiser.



Giunti a St Louis in extremis alla fabbrica birra gratis e ancora souvenir allo Store. In pochi giorni le nostre valige erano già allo stremo! Poi visita al Gateway Arc di St Louis. Il parcheggiatore, un ragazzino di circa 17 anni, cerca di fregarci consegnadoci circa 20-30 dollari in meno di resto. Io ed il Missio scendiamo e chiediamo giustizia, lui finge di non capire e allora arriva un mito di poliziotto che si fa spiegare la cosa, chiama il manager e ci ritorna i soldi! Che mito, questa è la polizia al servizio del cittadino! Visita all'arco che simboleggia la porta per il west dal quale di vede lo stadio di baseball che si prepara ad un partitone, che bello, e che voglia di assistere ad una partita di Baseball, ma la stanchezza e la voglia di cercare un Motel hanno il sopravvento e quindi niente partita allo statdio, peccato!!!

 

Infine troviamo il motel, ai motel con piscina spenderemo mediamente l'equivalente di 70 euro in 4, qualche volta anche 50-55 euro, fate un po voi!

GIORNO 5

Il giorno successivo sarà sostanzialmente di trasferimento, quasi 700 km per portarsi il prima possibile a ridosso del west, il vero cuore del nostro viaggio. Partiamo da St Louis, attraversiamo tutto il Missouri ed entriamo in Oklahoma non prima di aver attraversato per qualche miglia anche il Kansas! Le pannocchie oggi lasciano spazio a grandi foreste, la voglia che questi alberi spariscano per lasciar spazio al deserto è grande, basterà aspettare solo un altro giorno! Tappa doverosa all'Elbow Inn Bar, un mitico bar da motociclisti in mezzo ai boschi dove c'è il biliardo, la birra, cartelli dedicati alla Route dappertutto, un cartello dello Zio Sam, un cartello con la scritta "vota repubblicano" (e noi ci sentiamo a casa!)



e un'infinità di mutandine e soprattutto  reggiseni appesi al soffitto lasciati generosamente dalle clienti del locale. Il barista ce ne mostra uno lasciato da un'italiana il giorno prima (sta vacca) e io gli dico che mi dispiace ma noi non abbiamo ragazze tra noi, lui dice che non importa, che mito. Ripartiamo con la certezza che li meritasse fare almeno una festa alla sera, ma il tempo è tiranno! Come detto attraverseremo il Kansan ed entreremo in Oklahoma per giungere a Tulsa non prima di aver comprato un frigo per tenere acqua e ghiaccio, il caldo per fortuna si avvicina! Ai bordi dell’autostrada troviamo un tipo trasandato, con la barba di due mesi, seduto a terra con in mano un cartone con la scritta “West” fatta con un pennarello nero, era bellissimo, se avessimo avuto più spazio di sicuro lo avremmo caricato… Nessuno ha fatto in tempo a fotografarlo, probabilmente sarebbe stata la foto più bella delle ferie…

GIORNO 6

Da oggi si fa sul serio, si entra finalmente in Texas! In Oklahoma si vedono un casino di pompe di petrolio anche ai bordi dell'autostrada, e via con le foto, il Missio come sempre è il più bravo di tutti. Dopo Oklahoma City per fortuna gli alberi cominciano lentamente a sparire per lasciar spazio a queste sterminate e aride pianure. Prima di entrare in Texas compriamo un po di carne secca da sgranocchiare in macchina e facciamo tappa a Clinton ad uno degli innumerevoli musei dedicati alla Main Street of America.



Poi si entra finalmente in Texas, l'orgogliosa patria del nostro Presidente!



E le vacche ai margini della strada aumentano sempre di più! Il texas è un posto dove mi piacerebbe far vivere il classico vegetariano, verde pacifista, comunista... Il cielo è bellissimo, come potrebbe essere altrimenti? Facciamo tappa per il pranzo in un'anonima cittadina e all'ingresso del locale i nostri occhi si illuminano, c'è una taglia di 5000$ su un tizio sospettato di un omicidio... Che figata, sembra di essere in un film!



Non vorrei essere in lui e lo beccano... Dopo qualche veloce tappa come alla Grande Croce arriviamo al vero obbiettivo del giorno, il Big Texas Ranch di Amarillo! Il locale è praticamente il tipico locale texano molto folcloristico, il motel ha la tenda della doccia che è una bandiera texana, le coperte sono a macchie di vacca, per entrare nell'antibagno c'è il classico portone da saloon, nei quadri ci sono cowboy a cavallo, la piscina è a forma di Texas
 


c'è uno store dove non riesco a fare a meno di comprare una stellina da texas rangers e poi ci compriamo anche il tanto desiderato cappello da cowboy! E' ora il momento giusto! Inoltre il motel (che pagheremo meno 15 euro a testa!!) è dotato di una delle 10 migliori steakhouse degli stati uniti! Bellissima, fuori c'è una mega vacca in plastica con delle limousine che hanno i classici corni piantat sul cofano e ti portano in giro gratuitamente per amarillo!



Fuori si trovano personaggi di spessore che si prestano a foto



Dentro c'è il saloon dove il ed il Monta ci spariamo subito un po di birrette, il ristorante è tutto in legno, con un'infinità di teste di vacche e cervi sui muri, i camerieri sono cowboy e cowgirl e la vera attrazione è la "free steak" Chi mangia 72 once di bistecca (2 kg) in meno di un'ora non paga il conto... L'unico che ce la poteva fare era il Monta che inizialmente se la tira ma quando arriva il momento delle ordinazioni cede alle tentazioni e si iscrive! Che mito! Noi siamo eccitatissimi della cosa e ovviamente tifiamo per lui! Deve fornire i suoi dati (altezza, peso ecc...) perchè loro fanno la classifica del più magro che ce la fa, del più vecchio che ce la fa, di chi ci mette meno, ecc... Probabilmente firma anche una dichiarazione in cui si prende la responsabilità se gli viene un colpo... C'è anche una web cam che si può vedere sul loro sito, praticamente un posto fantastico, forse un po per tiuristi, ma esiste da almeno mezzo secolo quindi ha anche la sua storia! Prima del Monta ci ha provato un ciccione che alla fine non ne mangerà neanche metà, ma poi arriva il Momento del Monta! C'è la spekers che fa la presentazione (Roberto from Treviso Italy! ecc.. ec.. bellissimo! Sembra di essere ad un incontro di pugilato! Ovviamente il grande Missio riprende tutto! tutti applaudono e gli fanno gli auguri di buona fortuna! Lui viene seduto in mezzo al locale, lui la bistecca i contorni ed il cronometro alle spalle! Che figata! Alla fine abbandonerà la gara al 45 esimo minuto perchè stava per vomitare, comunque il risultato è più che dignitoso, più di un chilo e mezzo. Il premio è una bellissima maglietta con la scritta "Io ho provato a mangiarla tutta"!! Un paio di wiskie al saloon e poi a nanna! Ci chiediamo perchè dobbiamo andarcene da questo splendido posto e non troviamo risposta.
Qui io ed il Missio il mattino seguente che tristemente facciamo colazione:



GIORNO 7

Per la tappa di oggi dovevamo scelgliere se entrare subito in New Messico o fare tappa a Dalhart, nord del Texas, dove si teneva l'importante XIT Rodeo & Reunion, ovviamente abbiamo deciso di fare tappa a Dalhart. Dopo una doverosa quanto veloce tappa al Cadillac Ranch siamo arrivati a Dalhart, una cittadina per nulla turistica, penso che gli unici stranieri fossimo noi, e questo rendeva tutto più interessante. Abbiamo fatto tappa per la benzina (che costa esattamente la metà che qui da noi) ma la pompa era diversa e quindi un benzinaio ci ha aiutato. Abbiamo approfittato per chiedergli indicazioni stradali per la festa di Dalhart e quando siamo ripartiti non contento ci ha inseguiti e superati con il suo Pick up e ci ha condotti fino alla festa per poi salutarci con la mano fuori dal finestrino, che mito!
Una piccola parentesi sul parco macchine negli Usa: hanno quasi tutti almeno un pick up, macchine grossissime anche guidate da donne e nelle autostrade (in cui si corre al massimo a 120 km/h) non c'è distinzione di limiti tra macchine e camion, e fare coda è praticamente impossibile.
Giunti al festa abbiamo prima assistito alla gara di tiro dei trattori... Praticamente i trattori devono fare più strada possibile essendo rallentati da un peso mobile che man mano che passa il tempo crea sempre più attrito con il terreno fino a quando il trattore si blocca, con un accenno di imlpennata ed un cowboy segna la distanza percorsa...



Dopo aver trovato un motel in zona siamo tornati alla festa visto che alle 6 c'era il barbeque gratis per tutti! Ci siamo messi in fila sempre con il nostro cappello da cowboy ma quando siamo arrivati alla braciola il tipo ci ha sgammati all'istante chiedendoci da dove venivamo. Quando gli abbiamo detto che eravamo italiani ci ha improvvisato un simpatico balletto tutto per noi nel quale faceva ruotare il suo pancione! Che mito, questi texani hanno ancora compassione per le razze inferiori! Poi ha iniziato subito a piovere allora ci siamo rintanati come tutti sotto dei tendoni, come tutti proprio no, visto che i texani non temono la pioggia e tutti sono rimasti sotto l'acqua per avere la loro bistecca gratis! Avremmo anche voluto arruolarci visto che c'era un tendone di militari ma lo hanno smontato prima che facessimo in tempo! La tappa successiva era il rodeo alle 7 p.m., anche qui all'entrata ci hanno sgamati ed il tipo del ticket era contento che degli stranieri venissero fino a Dalhart alla festa, e noi ne eramo orgogliosi. C'erano come al solito delle belle gnocche, è vero che in america c'è una percentuale più alta di ciccione, ma ci sono anche tantissime belle ragazze, e le cowgirl sono quelle che preferisco!



Il rodeo è stato una figata unica, non avevo mai assistito ad uno, poi questo era uno di quelli veri, con il presentatore a cavallo con il microfono, uno spettacolo per bambini con dei doni per loro, il clown che ogni tanto faceva qualche spettacolo, e le mille competizioni a cavallo fino al culmine della classica cavalcata dei tori scatenati. Fighissimo!



Il momento più bello è stato comunque quello dell'inno. Tutti in piedi con il cappello o la mano sul cuore, silenzio sacrale, erano tutti americani tranne noi, una ragazza con una voce bellissima che lo cantava mentre nel frattempo due cowboy a cavallo facevano il giro dell'arena in direzioni opposte fino ad incrociarsi. Uno teneva una grossa bandiera texana, l'altro quella americana. Questo è stato forse il momento più toccante del viaggio e a stento sono riuscito a trattenere le lacrime. Finito l'inno, magistralmente filmato come al solito dal Missio, ho scoperto che la stessa emozione l'avevano provata anche il Missio ed Pippo. Meraviglioso. Subito dopo ci sarebbe stato il mega concerto country, sarebbe stato bellissimo assistere anche a quello, ma eravamo stanchini, e certi che comunque lo avremmo visto da qualche altra parte ce ne siamo andati a letto soddisfatti come al solito!

GIORNO 8

Oggi altro tappone per arrivare a Santa Fe entrando in New Messico, la terra dei messicani, dei nativi e ovviamente degli americani.



Tra le tappe ne abbiamo fatto una al mitico Pecos River, quello richiamato sul film Lo Chiamavano Trinità (che in realtà mi pare sia stato girato nel Lazio...) in cui un vecchio dice "è dallo straripamento del Pecos che non vedevo un tale sudiciume" rivolgendosi a Terence Hill mentre si fa il bagno...



Giro in centro a Santa Fe in cerca di "perle" indiane senza grandi successi. Santa Fe è una bella cittadina in stile adobe, forse un po troppo turistica per i miei gusti, tanto che non pretendevo chissà che cosa da questa tappa. Cena ad un ristorante messicano dove abbiamo mangiato benissimo ed il Missio si è anche innamorato perdutamente di una cameriera...  

GIORNO 9

Oggi il penultimo vero tappone che ci fa attraversare tutto il New Messico. Prima tappa ad uno dei tanti pueblo dei nativi, ma nonostrante l'impegno non troviamo nulla di interessante neanche una bancherella di souvenir e allora ci dirigiamo subito a Los Alamos, la città dove c'è un museo-laboratorio dedicato alle ricerche scientifiche (qui sono stete progettate e prodotte le bombe atomiche sganciate nella seconda guerra mondiale). Qui io  e Trinity



Poi partenza direzione Gallup, la capitale dei nativi, dove era in programma la visita all'87esimo Annual Gallup Inter-Tribal Indian Ceremonial, una mega manifestazione di nativi dove si raccolgono oltre 50 tribù dal Canada agli Stati Uniti, con rodei, balli, parate, ecc... In realtà non lo troveremo e scopriremo che era terminato alle 4 p.m. nonostante sul sito fosse scritto 11 p.m. Per fortuna la ricerca ci ha permesso di vedere al tramonto il bellissimo Red Rock State Park. Gallup mi è apparsa una cittadina un po inquietante, poca gente sui locali e un po desertica. Abbiamo comunque cenato su un posto mitico, al Rancho. Una piccola ma doverosa parentesi sugli indiani: sinceramente non mi hanno fatto una bella impressione, tant'è che in macchina giravano commenti del tipo "facciamo un'irruzione nel villaggio e ammazziamo gli uomini e violentiamo le donne"... Posso capire la loro storia, ma li vedo comunque troppo chiusi in se stessi,  vendono cose che a me fanno schifo, non bevono alcool, i lori siti web sono sempre scandalosi (vedi l'errore dell'orario della festa), vivono sulle baracche, non si aprono ai turisti se non per prendere i loro soldi...  Poco male il giorno dopo si entra in Arizona, uno Stato da cui mi aspetto molto!

GIORNO 10

Oggi ingresso in Arizona e visita al primo parco del viaggio, la Petrified Forest. Praticamente nel parco ci si può gustare il Painted Desert (una sorta di deserto roccioso-sabbioso con colori che vanno dal viola al verde al bianco e al rosso)



e un macello di tronchi pietrificati (tronchi di legno che in seguito ad agente naturali si sono pietrificati).



Poi tappa al Meteor Crater, un cratere provocato dalla caduta di un meteorite 50000 anni fa, è carino anche se un po caro (15 dollari a testa), ma quando ci torniamo più??



Infine arrivo a Flagstaff dove cerchiamo un Motel di a fianco del locale che avevo scelto per la sera in modo che tutti possano sbevazzare in tranquillità... Il locale scelto è "The museum club" assolutamente da non perdere per chi passa da quelle parti. Qui l'ingresso del locale con il nostro veicolo ed il Pippo:



La tipa del bar è simpaticissima, si fa musica country tutte le sere (ci ha detto che anche Jonny Cash ci ha suonato). Il locale è bellissimo, tutto in legno, e nonostante sia lunedì (la giornata più sfigata) c'è una bella festa con karaoke e tante belle signorine che cantano belle canzoni e ballano da Dio... Un po di whiskey, le cowgirls e i cowboys rendono la serata memorabile, tant'è che come al solito le frasi all'uscita sono come al solito del tipo "io qui voglio venirci a vivere".

GIORNO 11

Oggi c'è una tappa fortemente voluta da me, la ricerca dei cactus! Il tragitto iniziale non prevedeva questo sconfinamento al sud dell'Arizona, ma potevamo dire di essere stati nel west senza neanche una foto con un saguaro? No e allora giù a sud! Prima abbiamo fatto una tappa allo Slide Rock Park, un parco dove predominano il verde dei boschi, il rosso delle roccie ed in mezzo un torrente dove gli americani vanno a fare il bagno. la gente si  tuffa da altezze proibitive e c'è una sorta di scivolo naturale (da qui "slide") sul quale si cimentano persone di tutte le età, carino.



Poi tappa all'unico Mcdonalds con l'insegna turchese (in Oklahoma non siamo riusciti a beccare quello più grande del mondo, o meglio non avevamo tempo...) perchè a Sedona (dove c'è anche il Ranch di McCain che non siamo riusciti a trovare) le rocce sono di un colore talmente rosso da far invidia alla Monument Valley, e l'insegna rossa del Mc non era stata accettata dai cittadini di Sedona! E ora alla ricerca del cactus! In realtà io, organizzatissimo come al solito, sapevo con precisione satellitare dove sarebbero spuntati e quando appaiono partono le foto. Siamo sopra i 40 gradi e facciamo una piccola escursione in mezzo ai campi, sempre attenti che non salti fuori qualche crotalo!



Poi ritorno a nord con tappa nella cittadina western di Prescott dove troviamo negozietti western da capogiro (avrei comprato il negozio intero) e 4-5 saloon uno in fianco all'altro! Le nostre valige cominciano ad aumentare sia di volume che di numero! Qui io mentre sto entrando su un saloon!



Infine arrivo a Williams, "la porta verso il Grand Canyon", ma sia io che il Missio che il Pippo siamo stanchissimi che non usciamo neanche per cenare, il giorno dopo c'è il grand Canyon e dobbiamo essere riposati!

GIORNO 12

Oggi c'è il Grand Canyon! Ovviamente giro in elicottero e come al solito il fifone del Pippo salta il giro (peggio per lui) e quindi lo portiamo dentro al parco e poi io, il Monta ed il Missio andiamo all'aeroporto del Grand Canyon! Io visto il mio piccolo peso ho il posto davanti in fianco al pilota! Il pilota è un mito, dice di aver avuto ruoli militari in Alaska (o qualcosa del genere) e che il nostro è il miglior giro con il miglior elicottero a disposizione! Durerà 45 minuti. Vuole anche fare una foto con me in volo! Che mito!



E poi chiede a tutti a turno la macchina fotografica per fare delle foto stupende. Il giro è accompagnato con delle spiegazioni in italiano e da delle canzoncini paradisiache tant'è che ad un certo punto mi commuovo ma riesco a trattenere le lacrime (come avevo fatto a Dalhart). Purtroppo il giro finisce e scesi scopro che al Monta erano venuti i peli dritti dai brividi! Ed ora soddisfatti ci fiondiamo dentro al parco alla ricerca del Pippo e per il pranzo. Purtroppo stanno facendo lavori sulle strade e quindi i Point migliori sono accessibili solo a piedi, quindi un po proibitivi, per fortuna che abbiamo fatto il giro in elicottero che è il modo migliore per visitare il parco! Lo consiglio a tutti, dopo il giro ci si potrebbe anche permettere di non entrare nel parco! Comunque qualche Point ce lo facciamo lo stesso, sono tutti belli,  qui il Colorado sullo sfondo che continua il suo capolavoro:



andiamo anche a vedere il tramonto e anche se non siamo nel Point migliore, risulta lo stesso suggestivo. Qui io in attesa del tramonto:



Scatta anche la gara di foto all'aquila, io per aver scambiato un corvaccio per un'aquila sarò giustamente sfottuto per tutto il resto del viaggio. Ce ne andiamo a nanna soddisfatti come al solito.

GIORNO 13

Oggi, tanto per cambiare, altra giornata M E M O R A B I L E. Si parte in direzione Monument Valley, la zona più western e fotogenica che io conosca. Il tragitto è per arrivarci è altrettanto bello. Troviamo altri bei scorci del Grand Canyon immersi in ambienti aridi, troviamo anche un bel cartello che ci mette all'allerta per il rischio di scontrarsi con qualche serpente, figo!



Poi si attraversa un'altra porzione di painted desert veramente bella per poi arrivare a Kayenta per il pranzo in attesa di entrare nella valle nel pomeriggio. Qui una tenda di indiani poco fuori la Monument:



Qui qualche camion figo:



Il tempo è sempre magnifico, direi che l'unica sfiga è stata quella della tempesta di Chicago, quindi tutto sommato siamo stati fortunati. Dopo pranzo subito dentro nella valle che si trova tra Arizona ed Utah. Foto e video sono fantastici, non ci sono ulteriori commenti da fare.





Usciti dalla valle andiamo al motel che avevo prenotato a Mexican Hat, una chicca, come al solito! Birra, bistecca da favola



e concertino country con il gestore (Bob) che suona e canta con un suo amico.



Serata bellissima. I commenti come al solito sono del tipo "ma cosa posso volere di più?" Le risposte cadono un po sul volgare... Andiamo a letto con 5-6 birre in corpo.

GIORNO 14

La macchina purtroppo chiedeva da un po di miglia il cambio dell'olio quindi ci siamo diretti subito a Page (dove c'era la Hertz) per cambiare la macchina e così abbiamo dovuto saltare la visita al Four Corner. Cambiata la macchina (ci hanno dato un fuoristrada analogo)
 


abbiamo cercato inutilmente un motel a Page (era fine settimana e la città, piuttosto turistica, era al completo) così abbiamo deciso di proseguire per Kanab prendendoci avanti per la tappa successiva perdendo però anche la visita di varie cose che c'erano a Page. A Kanab vista la stanchezza ho approfittato per riposare e fare una lavatrice visto che le mie mutande e i miei calzini diminuivano pericolosamente. 

GIORNO 15

Oggi partenza direzione Bryce Canyon. Prima di arrivarci si prende la Scenic Byway 12, una delle strade più panoramiche degli Stati Uniti e attraversiamo il Red Canyon. Arrivati nel parco ci facciamo subito un salto visto che è presto e poi deposito bagagli.



Sui parchi si trovano sempre simpatici animaletti



Nel pomeriggio escursione di qualche miglia attraverso i vari Trail tra i pinnacoli. Veramente bello, per il Pippo è addirittura meglio del Grand Canyon e della Monument Valley, anche perchè ci girano di quelle signorine...



Al ritorno bagno in piscina. Nella foto il Pippo che imita Fantozzi nella nuotata...



Il giorno dopo si va a Las Vegas!

GIORNO 16

Il giorno successivo si parte finalmente per Las Vegas! Decidiamo di attraversare lo Zion Park che ci appare carino e mentre usciamo troviamo un piccolo zoo con bufali e longhorn, bellissimi.
 




Il paesaggio che ci porta a Las Vegas è davvero desertico, la temperatura aumenta costantemente e ci sono moltissimili Joshua Trees ai bordi della strada. Arriviamo a Las Vegas, il nostro Hotel non poteva che essere il migliore di tutta la città, il Bellagio, sede di moltissimi film e simbolo del lusso! Questi due giorni volevamo fare i signori. La camera è bellissima e ancora di più lo è la vista, praticamente perfetta, davanti alle mitiche fontane possiamo goderci gli spettacoli dall'alto ascoltando la musica dalla televisione! Io in camera:



La fontana di giorno:



La fontana di notte:



Io ed il Missio scendiamo a fare un giretto per vedere alcune delle mille cose all'interno dell'Hotel, tra cui la cappella dell'amore convinti che la sera, sotto i fumi dell'alcool, ci saremmo sposati! Poi tutti e quattro siamo andati a spararci due gin tonic al bar della fontana, forse il posto più Inn di tutta Las Vegas. Le cameriere (di colore) hanno una scollatura meravigliosa... Parte lo spettacolo della fontana con nel sottofondo "Con te partirò" di Bocelli e non nascondo che per un momento mi sono commosso, come mi era successo con l'inno a Dalhart e con il volo in elicottero nel Grand Canyon! Non ci sembrava vero di essere lì! Bellissimo, ma Las Vegas ci aspetta! Ci dirigiamo verso il New York New York dove ceniamo. Vorremmo fare anche un giro sulle montagne russe ma non riusciamo a trovare la partenza... Poi un salto al Coyote Ugly sempre al New York New York, che consiglio vivamente. Ci sono delle belle ballerine che fanno ubriacare delle ragazze spingendole a ballare sui cubi, e queste fanno di quelle performance da brivido... Poi continuiamo con i gin tonic e ci facciamo tutti gli Hotel più importanti della zona tra cui il Luxor dove vengo abbordato da una prostituta di colore che non portava le mutandine... Voleva 500 dollari per un'ora, gli ho detto di no, mi ha detto 300... Alla fine ho lasciato stare ma mi sono pentito... La serata è finita in condizioni vergognose al Paris e con qualche puntata al Bellagio dove io ho perso tutto ed il Missio ha guadagnato una settantina di dollari...

GIORNO 17

Il giorno dopo ci siamo alzati alle 3... Pippo si è trovato una scarpa bagnata, forse pipì, non si sa cosa sia successo, ma il principale indiziato sono risultato essere io... Nel pomeriggio ci siamo rilassati ai bordi di una delle innumerevoli piscine del Bellagio e mi sono fatto portare allo sdraio una granatina dalla cameriera che avrebbe potuto benissimo lavorare per PlayBoy... La sera, inevitabilmente più tranquilla della precedente, la passiamo a visitare l'altra parte della Strip con i suoi mitici hotel, tra cui il Mirage e il Venice. Per molti a Las Vegas non vale la pena passare più di una o due notti, io non sono d'accordo, e neanche i miei compari di viaggio...

GIORNO 18

Oggi il programma prevedeva la visita alla Death Valley e l'arrivo a Yermo, tappa piuttosto impegnativa. Viste le temperature previste facciamo tappa ad un distributore per la benzina e per acquistare 3-4 litri d'acqua a testa, non si sa mai... Purtroppo non abbiamo il termometro in macchina e quindi non riusciamo a misurare le temperature, che comunque non mi appaiono così proibitive (ci sono anche bambini che visitano i nostri point). Di sicuro comunque siamo nettamente sopra i 40 gradi, d’altronde è il posto più caldo del pianeta! Ci facciamo per primo lo Zabriskie Point



poi pranzo al forcace creek per il pranzo, il Bad Water (a -85 metri sul livello del mare), il punto più caldo, ecco in Missio ed il Monta in una foto che fa solo caldo a guardarla:



Il terreno è sostituito da una distesa di sale, ne raccolgo un po e mi fotografo la mano...



Poi ci facciamo l’Artist Drive, una strada panoramica con ai lati della strada rocce azzurre e viola. Uscendo dal parco decidiamo anche di andare a vedere tutta la valle dall’alto dai 1669 metri sul livello del mare del Dante’s view (al Bad Water eravamo a -85 metri). Salendo vengo colpito da un attacco intestinale quindi mi faccio prestare due fazzoletti di carta dal missio (che ancora ringrazio) mi fermo e vado a cagare dietro un cespuglio sempre attento che un crotalo non venga a mordermi le palle. Il Pippo mi immortala con una foto che per fortuna per voi non mi è ancora giunta altrimenti la posterei... La vista da Dante’s View è surreale.



Fate conto che la fettina bianca in basso è dove ho fatto la foto al Monta e al Missio un'ora prima. Ripartiamo direzione Yermo e la strada usciti dalla valle della morte diventa se possibile ancora più desertica e desolata. Facciamo un rettilineo in discesa che sarà stato lungo una decina di miglia, da far invidia a quello della Monument Valley, fate conto che questa foto è presa circa a metà discesa:



Tappa Baker per la benzina e una foto al termometro più alto del mondo... (segna 103 gradi Farenaith) e poi si arriva a Yermo una città quasi fantasma. Cena in un locale caratteristico anni 60 e poi a nanna.

GIORNO 19

Il mattino ci dirigiamo subito verso la Ghost Town di Calico, una città western un po ricostruita e restaurata.



Poi tappa a Bartstow ad un'outlet a fare gli ultimi acquisti (tra cui un paio di valige perchè sulle nostre ormai non ci stava più nulla). Compro a prezzi vergognosi qualche polo e un paio di scarpe da ginnastica e poi arrivo a Los Angeles. Il traffico è davvero mostruoso, ci sono tratti a 7 corsie, ma tutto sommato mi diverto a guidare in quelle condizioni. Qui fotografo i primi grattacieli di Los Angeles guidando...



La vedete la scarpa? E' quella del Pippo, quella di Las Vegas, l'ha messa a seccare... Grazie al navigatore satellitare l'arrivo in Hotel è piuttosto semplice, deposito bagagli, giro in spiaggia e sul famoso Pier e aperitivo in un baretto vicino alla spiaggia. Questa è la vista dal nostro hotel:



Vedere l'oceano ci mette contemporaneamente una gioia immensa perchè ci rendiamo conto di avercela fatta, ma anche una grande tristezza perchè questo significa che il nostro Freedom Trip sta concludendosi! Cena Da Hooters per vedere qualche bella signorina, amaro e a letto. Io sarei stato fuori un po di più ma il riposo di certo non mi fa male... 

Giorno 20

Il giorno dopo è dedicato ad Hollywood e dintorni. Le cose da veder sarebbero moltissime ma noi vista la stanchezza ci accontentiamo di un giro nella Walk of Fame
 


di una foto alla scritta Hollywood (che grazie alle mie ricerche in rete ed al satellitare del Pippo troviamo senza batter ciglia)



e di una foto alla casa di Happy Days!



Quest'ultima foto ci è costata un po visto che ho parcheggiato in divieto di sosta (la zona era residenziale, tranquillissima e assolutamente non trafficata) per meno di due minuti (il tempo di fare una foto) ed è saltata fuori dal nulla una poliziotta di colore che ci ha fatto una multa di 75 dollari...



Il Pippo ha fatto una corsa per cercare di spiegare di spiegare la situazione ma lei è stata inflessibile... Che figata... Dopo averla pagata al volo in un ufficio postale siamo tornati a Santa Monica per prendere un po di sole in spiaggia e per un'aperitivo, peccato solo di non aver incontrato il Tenente Colombo. Abbiamo anche fatto una foto vicino al pontile dove c'è una targa che segna la fine della Mother Road, solo tre settimane prima avevamo fatto la foto che segnava l'inizio! Cena in un ristorantino dove mi sono lanciato con un'antipasto di pesce e poi in centro a sbevazzare. Tra una cosa e l'altra siamo tornati a casa ubriachi, per fortuna...

Giorno 21

La tristezza ormai ci assaliva, era il nostro ultimo giorno di libertà e democrazia, il giorno seguente saremmo dovuti tornare in Italia, paese pseudo liberale e pseudodemocratico. Ognuno lanciava le sue proposte, c'era chi proponeva di unirsi ai barboni si Santa Monica o si provare ad arruolarsi in rete (il Monta), io pensavo di impiccarmi al ventilatore dell'hotel e di lasciare un biglietto di accusa al governo italiano oppure di fare un bonifico alla McDonalds e poi buttarmi in mare per farmi mangiare dagli squali americani in modo da non sporcare questo meraviglioso paese... o più semplicemente chiedere asilo politico, il Missio proponeva di grattarsi i polpastrelli per cancellarsi le impronte digitali, farsi una plastica facciale e fingersi muto per poter restare negli States... Per farcerla in qualche modo passare abbiamo noleggiato 4 biciclette abbiamo fatto il lungo mare fino a Venice Beach, carino il giretto, abbiamo anche assistito ad un arresto. La spiaggia è un po vuota ma tutto sommato è come me l'aspettavo, gente in skateboard, che fa palestra, baywatch... Ultimo tristissimo giro solitario in centro a chiedersi perchè sia giusto negarmi così tanta libertà e a cercar inutilmente la maglietta dei Boston Celtics per mio fratello, e poi a cena... A cena (dove io ed il Monta abbiamo mangiato una discreta aragosta) avremmo trovato poi una bionda che ci aveva invitato a casa sua ad una festa a Venice e noi abbiamo rifiutato perchè il giorno dopo avevamo la sveglia alle 3:30 a.m. Oltre il danno la beffa. Magari voleva solo i nostri organi, ma forse sarebbe saltato fuori qualcosa di divertente, sembrava piuttosto convincente...

Giorno 22

Il ritorno è stato ancora più tragico, nel tragitto verso l'aeroporto, complici la mia solita fretta, il grande sonno, il buio, e la mia ignoranza ho beccato in pieno un marciapiede attraversando una strada... Taci che non c'erano poliziotti e che avevamo un fuoristrada... Due ore di attesa all'aeroporto di Los Angeles, 5 ore e mezza di volo per arrivare a New York, 2 ore di attesa all'aeroporto di New York, 7 ore di volo per arrivare a Madrid, 2 ore di attesa all'aeroporto di Madrid, oltre 2 ore di volo per l'arrivo a Venezia per scoprire (dopo un'ora di attesa) che io nostri bagagli erano ancora a Madrid... La serà avrò fatto altre 2 ore di coda per reimpossessarmene...


Il bilancio è sicuramente molto positivo, nonostante le aspettative fossero altissime gli Usa non mi hanno deluso. E' impossibile dire cosa mi sia piaciuto di più, di sicuro questo viaggio mi ha lasciato dei ricordi bellissimi ed indelebili, emozioni bellissime che con questo racconto sono riuscito solo in minima parte a presentare. Ma non buttiamoci giù, America, grazie per come ci hai accolto, ci rivedremo presto, la East Coast mi attende... Ciao!

MauroD





permalink | inviato da mauroD il 2/9/2008 alle 19:12 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (10) | Versione per la stampa


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